Cosa mangiavano (davvero) a Pompei? 3 Falsi Miti sulla vita quotidiana all'ombra del Vesuvio

Antico thermopolium romano con bancone in pietra e dolia incassati, tipico delle città romane come Pompei ed Ercolano.
 

Dimenticate per un attimo la cenere. Dimenticate i calchi e il tragico epilogo che tutti conosciamo. Se potessimo camminare per le strade di Pompei nel 78 d.C., non troveremmo un popolo in attesa della fine, ma una città vibrante, caotica e incredibilmente simile a noi.

Oggi sveliamo tre curiosità su Pompei che probabilmente non avete letto nei libri di scuola.

 

1. Il "Vomitorium": la fake news più antica della storia

Lo abbiamo già accennato parlando dei Romani in generale, ma a Pompei il mito del "mangia e vomita" è durissimo a morire. Molti turisti immaginano i ricchi pompeiani abbandonarsi a banchetti infiniti intervallati da corse al vomitorium.

La verità? Il vomitorium era semplicemente l'ampio ingresso dei teatri e dell'anfiteatro, progettato per "espellere" (vomitare, appunto) la folla in modo rapido alla fine dello spettacolo. Niente cibo, solo ingegneria dei flussi.

 

2. Fast Food e Street Food: l'invenzione pompeiana

Se pensate che il pranzo veloce sia un'invenzione moderna, non siete mai stati in un Thermopolium. A Pompei ne sono stati censiti quasi 150. Erano i "McDonald's" dell'antichità: banconi decorati con giare incassate (i dolia) che contenevano piatti pronti, zuppe di cereali e lumache. La maggior parte dei pompeiani viveva in case piccole senza cucina e mangiava fuori. La civiltà, in fondo, si misura anche dalla qualità dello spuntino veloce.

 

3. Graffiti: i "Social Network" sui muri

Le pareti di Pompei non erano bianche e silenziose. Erano piene di scritte, insulti, dichiarazioni d'amore e recensioni.

  • "Cestilio, sei un ladro!"

  • "Qui è stato Tiziano."

  • "Il pane di tizio è imangiabile."

    I muri erano la bacheca di una civiltà che sentiva il bisogno compulsivo di lasciare un segno, di dire "io c'ero". Non è molto diverso da un post su un blog o da un commento sotto una foto, non trovate?

     

Perché oggi studiamo ancora Pompei?

Al di là della gloria di un impero o della sfortuna di una catastrofe, Pompei ci interessa perché ci restituisce la normalità. Analizzando i resti del cibo (sì, abbiamo persino resti di pane carbonizzato intatto!), capiamo che la loro civiltà non era un monolite di marmo, ma un insieme di persone che cercavano solo di arrivare a fine giornata con la pancia piena e un po' di divertimento.

E voi? Se doveste lasciare un graffito su un muro che duri duemila anni, cosa scrivereste?


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