Il fossile di “bambù” più antico della Patagonia non era un bambù


Per decenni Chusquea oxyphylla è stato considerato il più antico bambù fossile dell’emisfero sud. Proveniva dall’Eocene inferiore della Patagonia e sembrava rappresentare una prova unica della presenza antica delle Bambusoideae nel Gondwana.

Una nuova analisi condotta da Peter Wilf (della Penn State University) e pubblicata su PhytoKeys ha però ribaltato completamente l’interpretazione.


Cosa ha scoperto la nuova ricerca
L’esame dettagliato del fossile ha mostrato che:

  • non presenta nodi, guaine o strutture tipiche dei bambù;
  • le foglie hanno una morfologia incompatibile con le Poaceae;
  • le caratteristiche coincidono invece con quelle delle conifere del genere Retrophyllum.

Il fossile è stato quindi riclassificato come Retrophyllum oxyphyllum, correggendo un errore tassonomico che durava dagli anni ’40.


Perché questa revisione è importante
La reinterpretazione ha conseguenze notevoli:

  • non esistono più macrofossili di bambù nel Gondwana e nell’Eocene patagonico;
  • la flora fossile della regione risulta ancora più coerente con le foreste tropicali del Pacifico occidentale, ricche di Retrophyllum;
  • si rafforza l’idea che la Patagonia e l’Australia–Nuova Guinea condividessero una flora simile durante l’Eocene.


Un tassello in più per capire le foreste antiche 

 
La presenza di Retrophyllum nei siti di Laguna del Hunco e Río Pichileufú conferma che 52 milioni di anni fa la Patagonia ospitava una foresta calda e umida, molto diversa dai paesaggi attuali.
La riclassificazione del fossile non toglie valore alla scoperta originale: al contrario, aiuta a ricostruire con maggiore precisione l’evoluzione delle foreste australi.

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