Quando si parla di riportare in vita creature estinte, la mente vola subito ai dinosauri. Eppure, per la comunità scientifica, il candidato ideale a fare il grande salto fuori dall'oblio del tempo non è il T. rex, ma il Mammuthus primigenius: il leggendario mammut lanoso.
Questi giganti pelosi si sono estinti circa 10.000 anni fa, ma nell'ultimo decennio la scienza ha fatto passi da gigante per riportarli, in qualche modo, tra i vivi. La possibilità della "de-estinzione" ha persino conquistato le storiche copertine del National Geographic, mostrando l'animale che emerge, quasi per magia, da un becher di laboratorio.
Ma perché gli scienziati sono così concentrati proprio sul mammut? E, soprattutto, è davvero una buona idea farlo?
5 cose che sappiamo (grazie a resti straordinari) sul mammut lanoso
A differenza dei dinosauri, di cui conserviamo solo fossili rocciosi, del mammut abbiamo a disposizione tessuti biologici eccezionalmente conservati dal permafrost, oltre alle splendide raffigurazioni dell'arte rupestre preistorica. Ecco cinque fatti incredibili su di loro:
Non erano così "mammut": Nonostante il nome sia diventato sinonimo di "gigantesco", i maschi adulti raggiungevano un'altezza compresa tra i 2,7 e i 3,3 metri. Erano solo leggermente più alti del loro parente in vita più prossimo, l'elefante asiatico (Elephas maximus), anche se pesavano circa 6 tonnellate (due in più rispetto agli elefanti odierni).
Le zanne rivelano l'età (come gli alberi): Le zanne del mammut crescevano a strati. Esaminando i cerchi concentrici in sezione, gli scienziati possono determinare l'età dell'animale con precisione millimetrica. Gli anelli più spessi indicano periodi di ottima salute e crescita rapida, mentre quelli sottili testimoniano anni di carestia o malattie.
Un cappotto a prova di Era Glaciale: Il pelo esterno poteva superare i 90 centimetri di lunghezza, supportato da un sottopelo corto e finissimo di circa 8 centimetri. Sebbene i peli ritrovati oggi appaiano di un colore fulvo, i genetisti sospettano che secoli sotto il ghiaccio abbiano alterato la pigmentazione originale.
Erano i pilastri della vita umana nel Pleistocene: Per i primi Homo sapiens, i mammut erano fondamentali. La carne garantiva cibo per mesi, le pelli si trasformavano in abiti termici e le grandi ossa venivano usate per costruire capanne. Non a caso, sono tra i soggetti preferiti dell'arte paleolitica: basti pensare che appaiono ben 158 volte solo nelle pareti delle grotte di Rouffignac in Francia.
L'ultimo avamposto fu un'isola sperduta: Nel 2019, un team internazionale di ricercatori ha ricostruito gli ultimi giorni di questa specie. Gli ultimi esemplari non vissero durante l'Era Glaciale, ma sopravvissero fino a circa 4.000 anni fa sulla remota isola di Wrangel, nell'Oceano Artico. A condannarli fu un mix fatale di isolamento genetico, clima estremo e, con ogni probabilità, l'arrivo dei primi cacciatori umani.
Riportare indietro i morti: clonazione vs CRISPR
Resuscitare una specie non è una passeggiata. Inizialmente, nel 2011, un team congiunto di scienziati giapponesi, russi e americani propose la clonazione tradizionale: estrarre il DNA da una carcassa congelata e inserirlo nell'ovulo di un elefante africano. Il progetto, però, si è scontrato con la dura realtà della fisica.
"Diecimila anni di radiazioni naturali in un campione congelato privo di metabolismo distruggono il DNA in mille pezzi. Quel codice genetico non funzionerà mai più."
— George Church, genetista della Harvard Medical School
Tramontata l'ipotesi del clone perfetto, la scienza ha cambiato strategia virando sulla modifica genetica. Grazie al genoma del mammut sequenziato nel 2015, il team del professor Church ha iniziato a creare una "specie proxy" (un surrogato). Utilizzando la tecnologia CRISPR, i ricercatori stanno inserendo i geni chiave del mammut all'interno delle cellule staminali dell'elefante asiatico.
L'obiettivo è selezionare i tratti che permettevano al mammut di sopportare il gelo: un'emoglobina speciale che non congela, lo strato di grasso isolante e la tipica pelliccia. Gli embrioni ibridi così ottenuti non verranno impiantati in elefantesse vive, ma cresceranno in uteri artificiali per evitare rischi etici e biologici legati alle madri surrogate.
Resurrezione ecologica o azzardo etico?
Perché investire milioni in questa impresa? Per George Church e l'organizzazione Revive & Restore, il mammut è un'arma contro il cambiamento climatico.
Secondo le teorie dell'ecologo russo Sergey Zimov (fondatore del Pleistocene Park in Siberia), il ritorno dei grandi erbivori nella tundra convertirebbe l'attuale muschio in grandi praterie. Questo cambio di flora aumenterebbe l'effetto albedo (riflettendo più luce solare) e calpesterebbe la neve isolando il permafrost, impedendo così il rilascio di tonnellate di gas serra nell'atmosfera.
Le critiche della comunità scientifica
Non tutti, però, condividono questo entusiasmo. Molti biologi sollevano forti dubbi sulle tempistiche e sull'etica dell'operazione:
Il fattore tempo: La biologa Helen Pilcher ha evidenziato che, se anche creassimo un mammut domani, servirebbero oltre cinquant'anni per avere una mandria numericamente rilevante. Per allora, secondo le proiezioni climatiche, il permafrost potrebbe essersi già sciolto e l'ecosistema siberiano potrebbe essere troppo mutato per ospitarli.
La minaccia alla conservazione attuale: Molti ambientalisti temono che la de-estinzione crei un pericoloso precedente. Come dichiarato dal biologo Stanley Temple alla BBC: "Se passa il messaggio che possiamo riportare indietro una specie in qualsiasi momento, viene meno l'urgenza politica ed economica di proteggere gli animali che rischiano l'estinzione oggi".
Al di là del sogno di rivedere un mammut calpestare la neve siberiana, l'eredità più grande di questo progetto potrebbe essere indiretta. Le tecnologie di manipolazione genetica sviluppate per il mammut vengono già utilizzate per salvare specie odierne in grave crisi da consanguineità, come il furetto dai piedi neri in Nord America. Forse, il modo migliore per onorare il passato è salvare il nostro presente.

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