mercoledì 6 dicembre 2017

Cancelliamo alcuni miti sulle fotografie "post-mortem" vittoriane.


L'Inghilterra vittoriana aveva una relazione unica con la morte. Poichè i vittoriani morivano giovani, rapidamente e per le ferite e le infezioni che la medicina moderna ha aiutato a debellare, hanno inventato elaborati rituali di lutto per dare un senso alle vite effimere dei loro cari.
Tutto ciò accadeva nello stesso momento in cui la fotografia faceva progressi e portò alla prevalenza di foto post-mortem, in cui i Vittoriani tiravano fuori i loro morti dalle bare, li esponevano su dei sostegni e scattavano loro una foto del valore di mille parole. Questi sostegni aiutavano i cadaveri a sembrare vivi, e permettevano loro di posare con i loro familiari che respiravano ancora. Così dice la storia.

Foto post-mortem false, sia classificate tali per errore che intenzionalmente per essere vendute a scopo di lucro, si sono diffuse molto su Internet negli ultimi anni. Riempiono gallerie online di stranezze vittoriane e si accumulano su Pinterest e Instagram - anche siti web con una certa reputazione hanno contribuito al mito. Sfortunato, ed anche comprensibile: c'è chiaramente qualcosa di avvincente su un'usanza racapricciante, non così lontana da noi, che si rapportava con la morte in modo così diverso dal nostro.

In verità, certi morti delle fotografie "post-mortem" vittoriane sembrano vivi per una ragione molto più semplice: perché lo sono.

I sostegni erano usati per aiutare i modelli viventi a rimanere fermi per le esposizioni più lunghe di quell'epoca, anche se questo termine è fuorviante. "[Lunga esposizione] è un termine ingannevole", dice Mike Zohn, fotografo di lunga data e proprietario di Obscura Antiques a New York. Inizialmente, spiega, il tempo di esposizione poteva essere di mezz'ora o un'ora, ma questo succedeva per i paesaggi, mai per i ritratti. Nel 1839, quando fu inventato il dagherrotipo, le esposizioni più lunghe erano di un minuto e mezzo. Intorno al 1850, erano di tre, otto secondi.

"Quando la gente parla di una lunga esposizione, sembra che le persone dovessero aspettare mezz'ora", dice Zohn. "Non l'hanno mai fatto. Ma un'esposizione di anche un secondo è abbastanza lunga per consentire una sfocatura. Così posavano appoggiati ad un sostegno".

Secondo il sito web Viralnova, avevano anche sostegni per le braccia dei cadaveri. In un post che mostra apparentemente una foto post-mortem vittoriana, il numero otto della lista è un'immagine che ha girato ogni angolo di Internet: Viralnova cita come fonte delle foto Tumblr. In essa, un uomo è adagiato su una sedia, il viso appoggiato sulla sua mano. "Notate il modo in cui il fotografo ha posizionato il braccio dell'uomo per sostenere la testa?" Chiede l'autore. La foto è quella dello scrittore Lewis Carroll, scattata anni prima che morisse.

Altre cosiddette foto post-mortem sono spesso considerate di persone morte perché qualcosa sembra "spettrale". La postura troppo rigida, gli occhi dall'aspetto innaturale, o le ombre inquietanti possono facilmente far iniziare una carriera di post-mortem ad una foto, e di supposto a questa tesi è, ancora una volta, solo la prova di un vecchio sistema fotografico. I processi chimici precedenti alla fotografia moderna facevano apparire i colori diversi (gli occhi blu ad esempio potevano uscire in foto come fossero bianchi) e l'esposizione poteva scurire gli arti e rendere il viso più chiaro.

I supporti per la posa, spiega Zohn, erano simili ai moderni supporti per microfoni e chitarre. Sebbene fossero fatti di ghisa, non erano particolarmente robusti o pesanti, pesavano circa 10-11 chili. In più, non erano controbilanciati. "Non avevano la foggia e non erano abbastanza robusti da reggere il peso di un cadavere", dice Zohn. Se si fosse posizionato un cadavere (il rigor mortis avrebbe dovuto adattarsi alla posa voluta) su questo tipo di supporto sarebbe certamente crollato.

Una cosa intrigante sulla diffusione di questi miti sulla morte nell'era vittoriana è che non abbiamo a che fare con la storia antica. Il 1800 non è così lontano; descrizioni di brevetti, immagini, illustrazioni e cataloghi di quell'epoca possono dirci tutto, da come i Vittoriaiani si sono effettivamente occupati dei loro morti alle pratiche e alle invenzioni nella fotografia.

Fotografo appassionato, Zohn ha fatto ricerche sui dati vittoriani in modo da poter creare i suoi ambrotipi e dagherrotipi. Quando si trattava di posare appoggiati a dei supporti, "non un solo documento menziona qualcosa sui morti".
"Puoi leggere le parole reali scritte delle persone che hanno inventato questi supporti e come sono stati utilizzati", dice. "Puoi leggere le parole reali di persone che facevano i fotografi e che forniscono resoconti di prima mano, così come i resoconti delle persone che si facevano scattare foto. Abbiamo i cataloghi, abbiamo le illustrazioni. Abbiamo tutte le prove di cui qualcuno potrebbe aver bisogno."

Zohn cita un film del 2009 intitolato The Haunting in Connecticut (Il messaggero), che mostra perfettamente come una buona storia si diffonda con un piccolo aiuto da parte del capitalismo. Le foto post-mortem del film sembravano in stile vittoriano ma erano state scattate appositamente per la produzione per impedire agli spettatori di contattare lo studio e richiedere denaro, sostenendo di essere i discendenti delle persone nelle foto. Alcune di queste stesse foto, dice Zohn, stanno ancora circolando sugli stessi blog e listini che affermano che i supporti venivano usati per sostenere i morti.

"La stessa cosa è successa con le foto post-mortem che facevano i cacciatori di lacrime", dice Christian Harding, proprietario di The Belfry negozio di stranezze a Seattle. "Le persone vogliono creare una storia falsa e crederci". Vogliono anche trarne profitto: le foto post-mortem guadagnano un bel po' di soldi sia su eBay che su Etsy, e la maggior parte dei collezionisti non consulta una biblioteca dei brevetti prima di fare clic sul pulsante compra. Ancora peggio, più disinformazione c'è online, più è probabile che la "ricerca" di qualcuno generi miti anziché fatti.

"E' semplice come sembra," dice Zohn, "la regola generale è che se i soggetti delle foto sembrano vivi, è perchè sono vivi."

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