sabato 25 novembre 2017

Avvelenati e poi sepolti: prima dell'eruzione del Vesuvio probabilmente dell'acqua tossica avvelenò gli abitanti di Pompei


Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., inghiottì la città di Pompei così rapidamente che i residenti non ebbero il tempo di reagire al disastro imminente prima che li uccidesse. I loro ultimi istanti furono congelati nel tempo mentre le persone venivano sepolte da strati di cenere calda, le loro vite si spensero in pochi istanti.

Ma ancor prima dell'eruzione vulcanica, Pompei stava ospitando un'altra minaccia nascosta e potenzialmente mortale, una che scorreva attraverso il suo sistema idrico fin nelle sue case.
Recenti test svolti su di un frammento di tubatura di piombo per il trasporto dell'acqua della città antica mostrano prove della presenza di antimonio, un elemento metallico altamente tossico che storicamente veniva mescolato con il piombo per rafforzarlo.

I tubi di piombo, che erano ampiamente usati come condotti per l'acqua in tutto l'Impero Romano, sono ora noti per essere una scelta sbagliata per il trasporto di acqua potabile. Sebbene il piombo sia meno soggetto alla corrosione rispetto ad altri metalli, le particelle di piombo si insinuano nell'acqua e possono accumularsi nel corpo umano causando avvelenamento da piombo. Nel corso del tempo, l'accumulo di piombo negli adulti può danneggiare i reni e il sistema nervoso e può persino causare ictus o cancro, secondo quanto riportano gli studi. I bambini e i neonati sono particolarmente vulnerabili all'avvelenamento da piombo, che può portare a ritardi nello sviluppo.

Ma l'elemento metallico antimonio potrebbe aver posto una minaccia ancora maggiore alla salute degli antichi romani, è quanto emerge dalla nuova analisi del frammento di tubo di una casa di Pompei. Sulla base della quantità di antimonio trovata nel frammento, il sistema di approvvigionamento idrico della città avrebbe contenuto sufficienti quantità di questo metallo per causare attacchi giornalieri di diarrea e vomito, con conseguente potenziale grave disidratazione e persino danni epatici e renali nel tempo. E' quanto riferiscono i ricercatori.

Infrastruttura tossica
Sin dagli inizi del XVIII secolo, gli storici hanno sostenuto che i sistemi di tubi di piombo che si diramavano attraverso le città romane avrebbero portato a un avvelenamento cronico da piombo che alla fine causò la caduta dell'Impero.

Il calcare presente nell'acqua, però, probabilmente lo ha impedito, è quanto emerge dallo studio. Negli ultimi decenni, altri ricercatori hanno suggerito che le superfici interne dei tubi romani si sarebbero rivestite di calcare rapidamente, già alcuni mesi dopo l'installazione al massimo, proteggendo l'acqua dal rilascio di  particelle di piombo nocive.

Tuttavia, l'antimonio è molto più tossico del piombo. Prima che gli strati di calcare protettivi si formassero nei tubi, anche piccole quantità di antimonio che si fossero infiltrate nell'acqua avrebbero causato molto rapidamente malattie, causando ad esempio arresti cardiaci nei casi più gravi.

Per identificare i composti nel frammento del tubo, i ricercatori hanno utilizzato un metodo in grado di rilevare anche piccole quantità di elementi metallici e non metallici. Hanno dissolto un campione in acido nitrico concentrato e riscaldato a 10.832 gradi Fahrenheit (6.000 gradi Celsius) per ionizzare gli elementi - aggiungendo o rimuovendo elettroni per cambiare la loro carica - in modo che potessero essere identificati e analizzati all'interno di uno spettrometro di massa.

Sulla base della loro analisi, la concentrazione di antimonio nel tubo era di circa 3.680 microgrammi. Questo potrebbe non sembrare molto, ma in realtà è un "livello allarmante" da trovare in prossimità di acqua potabile, e sarebbe stato sufficiente a causare gravi sintomi di intossicazione da antimonio, hanno scritto gli autori dello studio.

E la vicinanza di Pompei al vulcano potrebbe aver peggiorato il loro problema con l'antimonio rispetto ad altre città romane con sistemi idrici simili. L'antimonio si trova naturalmente nelle falde acquifere vicino ai vulcani, e la vicinanza di Pompei al Vesuvio avrebbe potuto fornire concentrazioni di antimonio tossico nell'acqua che erano ancora più alte che in una tipica città romana dell'epoca.

Poiché i loro test sono stati effettuati solo su un piccolo frammento di tubo di Pompei, sarebbero necessari ulteriori test per confermare quanto questo problema potesse essere diffuso in tutto l'Impero Romano, indagando su più frammenti di tubi di piombo e resti umani del periodo per rilevare le tracce di antimonio nelle ossa e nei denti.

I risultati sono stati pubblicati online il 5 novembre nella rivista Toxicology Letters.

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