domenica 9 luglio 2017

Alcuni crani romani antichi rivelano le caratteristiche facciali distintive dei gruppi locali


Le tecniche forensi utilizzate per risolvere i casi di omicidi moderni hanno aiutato gli antropologi americani a rivelare somiglianze familiari nei teschi di 2.000 anni fa appartenenti ad abitanti dell'Impero Romano.

Lo studio ha utilizzato una tecnica statistica conosciuta come morfometria geometrica per identificare le somiglianze nei crani prelevati da tre cimiteri italiani databili tra il primo e il terzo secolo dC quando l'Impero Romano era al suo apice.

Le precise misurazioni tridimensionali di dozzine di teschi provenienti dai tre cimiteri hanno mostrato differenze regionali distinte che i ricercatori hanno interpretato come segno di una comune origine tra molte persone in quelle regioni.

Ann Ross, antropologa della North Carolina State University, ha detto a Live Science che queste tecniche sono state spesso utilizzate in biologia e zoologia per esaminare le dimensioni e i modelli biologici, come le ali delle zanzare o le forme dei pesci, per cercare modelli caratteristici che potrebbero essere utilizzati per classificare i campioni.

Per il nuovo studio, sono state applicate tecniche geometriche morfometriche ai crani umani antichi. "Puoi differenziare popolazioni o gruppi di esseri umani e guardare le forme dei crani per vedere se si assomigliano tra di loro o no", ha detto.

Ross ha affermato che le stesse tecniche vengono utilizzate anche per le analisi forensi nel suo laboratorio presso la NC State in numerose indagini su omicidi della Carolina del Nord, a volte per cercare di identificare l'origine etnica di vittime sconosciute di omicidi o per determinare il danno osseo causato, per esempio, dal colpo di un'arma.

Forme del cranio

Uno dei cimiteri scelti per lo studio si trova sull'Isola Sacra, una piccola isola in quella che oggi è l'Italia centrale, a sud-ovest di Roma, che  durante l'Impero Romano era il luogo di sepoltura per la maggioranza delle persone della classe media.

Un altro era a Velia, sulla costa italiana sud-occidentale, dove i ricercatori prevedevano di trovare tracce di persone di origini greche che colonizzarono quella regione dopo l'ottavo secolo aC, prima che Roma crescesse da piccola città-stato per conquistare il resto del territorio dell'attuale Italia.

"Mi chiedevo se saremmo riusciti a carpire questa informazione, se avremmo visto che la popolazione romana era diversa dalle popolazioni più meridionali", ha affermato Samantha Hens, professore di antropologia biologica presso la California State University di Sacramento.

Come risulta, i ricercatori sono stati in grado di rilevare tali differenze.

"Per un osservatore casuale, probabilmente non sarebbe molto evidente, ma quando veramente arrivi a vedere le relazioni regionali o le variazioni di popolazione, allora si può vedere la differenza", ha detto Hens.

Il terzo cimitero oggetto dello studio era a Castel Malnome, alla periferia della città di Roma, che era usato soprattutto per la sepoltura gli operai di basso livello che lavoravano nelle miniere di sale in quella zona.

"Quindi c'era questo gruppo, vicino a Roma, di operai di classe inferiore che svolgevano lavori pesanti - schiavi liberi, veterani di guerra e altri - che potevano venire da qualsiasi parte dell'Impero romano", ha detto Hens. "E in effetti, non potevamo differenziarli da uno degli altri due siti, il che implica che ci sono molte varianti tra le persone sepolte lì."

L'aspetto locale
In conclusione, le persone che vivevano in quello che ora è il sud dell'Italia, erano distintemente "greche" rispetto alle persone che vivevano più a nord in quel momento?

"Sospetto di sì", ci dice Hens. "La fase successiva sarebbe quella di ottenere un campione di popolazione greca per vedere come questi 'italiani meridionali' si confrontano ai greci di quel periodo, ma non ho identificato un campione greco dello stesso periodo che sia ancora disponibile per lo studio".

Hens ha sottolineato che le differenze nelle forme del cranio rilevate dai ricercatori non rappresentano differenze "razziali". "Non è sicuramente quello che vediamo", ha detto.

"Se un gruppo cresce in una zona per lungo tempo, si svilupperanno piccole differenze regionali e poi se un altro gruppo viene in zona o se ne va, allora puoi vedere queste popolazioni che cambiano un po'" ha aggiunto . "Quindi questo è un modo per tracciare i movimenti della popolazione".

Hens ha anche notato che, sebbene l'Impero Romano abbia assimilato la popolazione greca sulla costa meridionale dell'Italia del III secolo aC, la popolazione locale mostrava ancora caratteristiche locali distinte durante l'espansione dell'impero romano centinaia di anni dopo.

"La 'romanizzazione' dell'Italia non ha cambiato il rapporto genetico della popolazione conquistata - i romani hanno preso in carico il governo e l'economia, ma non hanno davvero assorbito la popolazione in modo biologico", ha detto Hens.

Quindi, la gente ha probabilmente mantenuto le proprie identità locali, ha detto.

I risultati dettagliati dello studio sono stati pubblicati online il 1 giugno 2017 nel Journal of International Osteoarchaeology.

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