giovedì 18 maggio 2017

Sapevate che sette Papi hanno finora abdicato?



Anche se non in molti lo sanno prima della decisione di papa Benedetto XVI erano stati sette i pontefici ad abdicare al loro mandato: Clemente I, Ponziano, Silverio (appartenenti agli albori della cristianità), Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e infine Gregorio XII che fu vescovo di Roma dal 1406 al 1415. Quest’ultimo venne eletto durante lo Scisma.



Papa Clemente I, generalmente noto come Clemente da Roma, o Clemens Romanus,  fu il 4º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 92 al 97. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse lo venerano come santo. Delle sue opere si conoscono uno scritto autentico, la Lettera alla Chiesa di Corinto, e molti altri di dubbia attribuzione. È considerato il primo papa della storia ad aver rinunciato al suo incarico, ma le fonti storiografiche sono dubbie ed imprecise. Si dice che fosse un discepolo di San Paolo e suo collaboratore e che fu nominato vescovo da San Pietro. 
La tradizione lo vuole figlio del Senatore Faustino e parente dell'Imperatore Domiziano. 
Nel 96 scoppiò un conflitto nella chiesa di Corinto: un gruppo di giovani ecclesiasti contestò a diversi presbiteri la direzione della comunità di quella città. Clemente con una lettera li richiamò alla necessità di obbedire alle autorità tradizionali della chiesa, esortandoli a fuggire i falsi dottori. La lettera fu accolta con grande rispetto e diventò oggetto di meditazione nella celebrazione della messa domenicale (la famosa Lettera ai Corinti).
Nel 97 l'imperatore Nerva esiliò papa Clemente nel Chersoneso. A Roma lo sostituì il pontefice Evaristo. Nel suo esilio tentarono di costringerlo a sacrificare agli dei e lui si rifiutò. Venne martirizzato nell'anno 100, gettato nel Mar Nero con un'ancora al collo.
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Ponziano fu il 18º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 21 luglio 230 al 28 settembre 235 nonché il secondo ad abdicare dopo Clemente I. 
La sua data di nascita è ignota. Secondo il Liber Pontificalis nacque a Roma e suo padre si chiamava Calpurnio.
Lo scisma di Ippolito continuò anche durante il suo episcopato, ma, verso la fine del suo regno, ci fu una riconciliazione tra la parte scismatica ed il vescovo di Roma.
Dopo anni di tranquillità per la comunità cristiana, nel 235, durante il regno di Massimino Trace, iniziò una persecuzione diretta principalmente contro i capi della Chiesa. Una delle sue prime vittime fu Ponziano che fu deportato insieme ad Ippolito in Sardegna ai lavori forzati. Per rendere possibile l'elezione di un nuovo papa, Ponziano si dimise il 28 settembre del 235.
Secondo un vecchio documento ormai perduto, usato dall'autore del Liber Pontificalis, il papa morì a causa delle privazioni e del trattamento disumano che dovette subire, circa un mese dopo l'abdicazione.

Silverio fu il 58º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 536 all'11 marzo 537, quando fu deposto. Alcuni storici posticipano la fine del suo pontificato all'11 novembre dello stesso anno, quando fu indotto ad abdicare ufficialmente in favore di Vigilio. È stato il terzo papa a rinunciare all'ufficio di romano pontefice nella storia, dopo Clemente I e Ponziano.
Silverio entrò al servizio della Chiesa quale suddiacono di Roma quando Papa Agapito I morì a Costantinopoli, il 22 aprile 536. L'imperatrice Teodora, che parteggiava per i monofisiti, nell'elezione papale, cercò di favorire il diacono romano Vigilio, che aveva fornito adeguate garanzie sulla questione monofisita. Tuttavia, Teodato, re degli Ostrogoti, che desiderava impedire l'elezione di un papa legato a Costantinopoli, la precedette e grazie alla sua influenza fece eleggere il suddiacono Silverio.
Il pontificato di questo papa si svolse in un periodo di disordini ed egli stesso cadde vittima degli intrighi della Corte bizantina.
In seguito alla guerra tra Ostrogoti e Bizantini che alla fine occuparono Roma, tramite una lettera contraffatta il papa venne accusato di essersi accordato con il re Ostrogoto che stava assediando Roma. Si affermava che Silverio avesse offerto al re di lasciare segretamente aperta una delle porte della città in modo da consentire l'ingresso dei goti. L'11 marzo 537, quindi, Silverio fu arrestato, spogliato del suo abito episcopale, vestito come un monaco e tradotto in Oriente presso il luogo destinato al suo esilio. Un suddiacono annunciò al popolo che Silverio non era più Papa. Vigilio fu consacrato vescovo di Roma al suo posto.
In seguito al suo esilio l'Imperatore Giustiniano scoprì che Silverio era innocente e gli concesse di ritornare a Roma ordinando una nuova inchiesta che facesse luce sui fatti. Tuttavia Viglio, probabilmente con l'aiuto dell'Imperatrice Teodora, fece portate Silverio sull'isola di Palmarola e lì il vecchio pontefice fu costretto ad abdicare firmando un documento nel quale rinunciava per sempre al ministero di vescovo di Roma in favore di Vigilio. Fu su quest'isola che il Papa morì a causa delle privazioni e del trattamento subito. Pare che il giorno della sua morte fu il 2 dicembre dello stesso anno.
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Benedetto IX, nato Teofilatto III dei Conti di Tuscolo, fu il 145º papa della Chiesa cattolica dal 1033 al 1045, poi una seconda volta nel 1045 (147º) ed una terza nel biennio 1047-1048 (150º). È famoso per aver venduto la dignità pontificia al suo padrino e per averla rivoluta indietro due volte nonché per aver abdicato, risultando quindi il quarto papa ad abdicare dopo Clemente I, Ponziano e Silverio.
Era figlio di Alberico III dei Conti di Tuscolo, e nipote dei papi Benedetto VIII e Giovanni XIX. Alberico III era figlio di Gregorio I dei Conti di Tuscolo, a sua volta figlio di Alberico II di Spoleto. Sua madre era una delle sorelle di Giovanni XV; Giovanni XII era zio di suo padre Alberico III, mentre Giovanni XI e Giovanni XIII erano rispettivamente zio e cugino del suo prozio Giovanni XII; Sergio III, padre di Giovanni XI, era suo pro-prozio; Benedetto VII aveva per zio suo bisnonno Alberico II ed era, quindi, cugino di secondo grado di suo padre Alberico III e dei suoi zii Benedetto VIII e Giovanni XIX: perciò Benedetto VII era suo cugino di terzo grado; dato che si sospetta che Adriano III fosse in realtà Agapito, fratello di suo pro-prozio Sergio III, e che Adriano I fosse un antico avo dei Conti di Tuscolo, si può dire che un lungo retaggio papale abbia preceduto e portato alla nascita di Teofilatto III. Inoltre, il figlio di suo fratello Guido, quindi suo nipote, era Giovanni II "Mincio" Conte di Tuscolo, futuro Benedetto X (1058-1059).
Fu proprio Alberico III, suo padre, a ottenere per lui l'elezione al soglio pontificio il 21 ottobre 1032, e lo fece consacrare il 1º gennaio.
Fu uno dei papi più giovani e si narra che visse una vita dissoluta anche se fu un politico molto abile. 
Venne per breve tempo scacciato da Roma nel 1036 ed ebbe bisogno dell'appoggio di Corrado II "il Salico" per farvi ritorno. Il 1º settembre 1044, forse in seguito alla morte di suo padre Alberico, venne scacciato di nuovo. Per volere dei Crescenzi e con l'unanime consenso dei cittadini di Roma, dopo cruente lotte civili durate quattro mesi, fu sostituito il 13 gennaio seguente da Giovanni Crescenzi-Ottaviani, consacrato una settimana dopo con il nome pontificale di Silvestro III (talvolta considerato un antipapa). Le forze di Benedetto ripresero il potere il 9 marzo 1045 ed espulsero subito il suo rivale. Il giorno dopo fu pienamente reinsediato e condannò il suo successore come antipapa e usurpatore.
Benedetto abdicò il 1º maggio, forse per il desiderio di sposarsi, vendendo il suo ufficio al prete Giovanni "Graziano" de' Graziani, suo padrino.
Benedetto si pentì presto della vendita, forse perché non gli fu più concessa la mano della fanciulla; infatti fece ritorno per cercare di deporre Gregorio. Benedetto riprese Roma e rimase sul trono fino al luglio 1046.
Enrico III intervenne nella questione e al Concilio di Sutri, il 20 dicembre 1046, Silvestro, da Enrico mai riconosciuto come Papa, fu privato del suo ufficio episcopale, mentre Gregorio venne incoraggiato a dimettersi (pur essendo stimato da tutti, si ritenne che l'aver comprato da Benedetto la carica avesse reso macchiata e indegna, seppur legittima, la sua elezione); Benedetto non era presente in quell'occasione.
Il 24 dicembre, non essendosi mai presentato, fu dichiarato già decaduto al tempo in cui aveva venduto l'ufficio a Graziano. Il vescovo tedesco Suidgero venne incoronato come papa Clemente II. Benedetto non accettò d'essere deposto. Quando Clemente morì, il 9 ottobre 1047 (si dice avvelenato proprio da lui), mentre da più parti, ad esempio il vescovo Wazone di Liegi, si chiedeva di reinsediare Gregorio VI e altri volevano come Papa il vescovo Alinardo di Lione, Benedetto si mise in viaggio per Roma. Occupò il palazzo del Laterano nel novembre 1047, finché venne scacciato il 16 luglio 1048 ad opera dell'ex-alleato Bonifacio Conte di Toscana, costretto a sua volta, controvoglia, da Enrico III.
Frattanto Gregorio VI era morto e Silvestro III s'era ritirato in un esilio dorato in Sabina: non v'erano altri pretendenti al trono pontificio, e Poppone di Bressanone (già eletto da Enrico III il 25 dicembre dell'anno prima), con il nome di Damaso II, il 17 luglio poté succedere a Clemente. Benedetto rifiutò di rispondere alle accuse di simonia e venne scomunicato.
Dopo tutti questi sconvolgimenti il destino di Benedetto IX diviene oscuro. Alcune fonti dicono che Benedetto morì dopo una breve fase contemplativa e di penitenza, altre dicono che continuò a cercare appoggio per un suo ritorno scagliandosi con minacce e anatemi sia contro Damaso sia contro Leone, finché non morì all'improvviso sotto Papa Vittore II.
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Gregorio VI, nato Giovanni dei Graziani, detto Graziano, fu il 148º papa della Chiesa cattolica, dal 5 maggio 1045 al 20 dicembre 1046.
Gregorio VI succedette a papa Benedetto IX, suo figlioccio (che gli vendette il papato, si dice, per la cifra di 650 kg d'oro) il 1º maggio 1045; il 5 fu consacrato. È stato il quinto papa ad aver rinunciato al ministero petrino, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio e Benedetto IX.
Dopo la partenza di Benedetto IX nel settembre 1044 e una serie di sanguinose lotte durate quattro mesi, il 13 gennaio il giovane Papa fu dichiarato deposto dal popolo, istigato dai Crescenzi e da Gerardo di Galeria, e il vescovo di Sabina, Giovanni Crescenzi-Ottaviani, fu proclamato papa (sempre dal popolo per volere dei Crescenzi e di Gerardo); fu ufficialmente eletto e consacrato il 20 gennaio con il nome di Silvestro III. Nell'aprile 1045 Benedetto IX tornò a Roma e rinnovò le sue pretese al papato, sostenendo che, non essendo mai stato deposto da un sinodo di vescovi regolarmente convocato, formalmente era ancora il pontefice regnante, mentre Silvestro era un usurpatore. Benedetto si riprese il papato, cacciandone con la forza Silvestro, ma poi lo vendette al suo padrino Graziano con una formula ufficiale di abdicazione e designando lui come suo successore, senza tenere in conto Silvestro, ritenuto un intruso. La folla, per acclamazione, impose a Graziano di chiamarsi Gregorio, come il severo riformatore tedesco Gregorio V che aveva regnato fino a quarantasei anni prima.
Graziano aveva fama di uomo pio e la sua elezione venne accolta con favore.
Tuttavia la presenza di altri due pretendenti e il modo con cui Graziano era giunto al Soglio Pontificio erano inaccettabili per Enrico III, che volle essere incoronato imperatore in Roma e che desiderava porre mano ad una severa riforma della Chiesa. Quando questi scese in Italia, fu ricevuto con onore da Gregorio VI a Piacenza. Si decise di convocare un sinodo a Sutri, circa 40 km a nord di Roma, lontano dalla violenza delle fazioni urbane. Dinanzi all'assemblea, Gregorio confessò che aveva, "in buona fede e semplicità", comprato il papato da Benedetto IX il 1º maggio 1045.
Il concilio convocò i tre pretendenti al papato ed intervennero Silvestro III e Gregorio VI. Le rivendicazioni di tutti e tre i pretendenti furono rapidamente rifiutate. Silvestro fu privato della dignità sacerdotale e fu esiliato in un monastero, ma la sua pena fu commutata in una sorta di esilio dorato nella Sabina, poiché tornò ad essere vescovo di quella diocesi. Gregorio abdicò con le parole «Io, Gregorio, vescovo, servo dei servi di Dio, sentenzio che debbo essere deposto dal pontificato di Santa Romana Chiesa, per l'enorme errore che, attraverso l'impurità simoniaca, ha condizionato e viziato la mia elezione», ed il concilio terminò il 23 dicembre.
Giovanni Graziano, non più Gregorio VI, fu inviato in Germania ed affidato alla custodia del vescovo di Colonia Ermanno, e morì nell'anno seguente (1047). 
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Celestino V, nato Pietro Angelerio (o secondo alcuni Angeleri) e detto Pietro del Morrone fu il 192º Papa della Chiesa cattolica dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.
Venne eletto il 5 luglio 1294, fu incoronato ad Aquila (oggi L'Aquila) il 29 agosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove è sepolto. Celestino V fu il primo Papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo San Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI ad abdicare.
Nacque in una famiglia contadina e da giovane, per un breve periodo, soggiornò presso il monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli. Mostrò una straordinaria predisposizione all'ascetismo e alla solitudine, ritirandosi nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona, da cui il suo nome.
Qualche anno dopo si trasferì a Roma, ove studiò fino a prendere i voti sacerdotali. Lasciata Roma, nel 1241 ritornò sul monte Morrone , in un'altra grotta, presso la piccola chiesa di Santa Maria di Segezzano. Cinque anni dopo abbandonò anche questa grotta per rifugiarsi in un luogo ancora più inaccessibile sui monti della Maiella, negli Abruzzi, dove visse nella maniera più semplice che gli fosse possibile.
Ormai sessantenne si recò a piedi, in pieno inverno, a Lione dove si stava svolgendo il Concilio Lionese II per sostenere la causa della sua Congregazione che rischiava di essere soppressa.
Nel 1293, ormai ottantenne, comunica la sua irrevocabile decisione di ritornare sul monte Morrone dove fece scavare l'eremo di Sant Onofrio. 
Durante le numerose sedute del Sacro collegio sopravvenne un'epidemia di peste che indusse allo scioglimento del Conclave. Nel corso dell'epidemia il cardinal francese Cholet fu colpito dal morbo e morì, per cui il Collegio cardinalizio si ridusse ad 11 componenti.
Pietro del Morrone sarebbe rimasto un umile eremita sconosciuto se il 5 luglio 1294 gli 11 cardinali superstiti che si contendevano il soglio pontificio da 27 mesi, sfiniti dalle contese, dalle discussioni e dagli intrighi non lo avessero elevato al soglio pontificio.
L'elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice monaco eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può forse essere spiegato dal proposito attendista di tacitare l'opinione pubblica e le monarchie più potenti d'Europa, vista l'impossibilità di eleggere un porporato su cui tutti fossero d'accordo.
Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) fece precipitare l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino ad assegnare il medesimo beneficio a più di un richiedente.
Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, nonostante i numerosi tentativi per dissuaderlo avanzati da Carlo d'Angiò, il 13 dicembre 1294 Celestino V, nel corso di un concistoro, diede lettura della rinuncia all'ufficio di romano pontefice, il cui testo originale andato perduto ci è giunto attraverso l'analoga bolla di Bonifacio VIII.
Undici giorni dopo le sue dimissioni, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elesse il nuovo papa nella persona del cardinal Benedetto Caetani, laziale di Anagni. Aveva 64 anni circa ed assunse il nome di Bonifacio VIII.
Celestino V, raggiunto dai soldati fu rinchiuso nella rocca di Fumone, in Ciociaria, castello nei territori dei Caetani e di diretta proprietà del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro morì il 19 maggio 1296, fortemente debilitato dalla deportazione e dalla successiva prigionia.
Bonifacio portò il lutto per la morte del predecessore, caso unico tra i papi, celebrò una messa pubblica in suffragio per la sua anima e diede inizio, poco dopo, al processo di canonizzazione.
Dante Alighieri avrebbe contestato a Celestino V di aver provocato, abbandonando il pontificato, l'ascesa al soglio di Bonifacio VIII, del quale egli, in quanto guelfo bianco, disapprovava profondamente le ingerenze in campo politico. Secondo questa ipotesi, infatti, sarebbe proprio Celestino V il personaggio nel III Canto dell'Inferno di cui si dice che:

« Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l'ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia: Inf. III, 58/60)

Occorre però precisare che Dante applica il concetto di viltà a personaggi tanto diversi da Celestino (ad es. Esaù e Ponzio Pilato) e i versi sono soggetti a diverse interpretazioni.
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Gregorio XII, nato Angelo Correr, fu il 205º papa della Chiesa cattolica dal 1406 al 1415. È stato uno dei pochissimi pontefici ad aver rinunciato al ministero petrino, il settimo dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI e Celestino V. Proveniente dalla nobile famiglia veneziana dei Correr, era figlio di Niccolò di Pietro e di Polissena. Era zio del cardinale Antonio Correr, C.R.S.G.A. e del cardinale Gabriele Condulmer, il futuro papa Eugenio IV.
Successe a Innocenzo VII il 30 novembre 1406, essendo stato scelto a Roma da un conclave composto da soli quindici cardinali, con l'esplicita condizione che, se Benedetto XIII, il papa rivale di Avignone, avesse rinunciato a tutte le pretese al papato, anch'egli avrebbe rinunciato alle sue, di modo che potesse essere svolta una nuova elezione e si potesse porre fine allo Scisma d'Occidente.
I due pontefici aprirono dei negoziati prudenti, per incontrarsi su suolo neutrale a Savona, ma presto la loro determinazione cominciò a tentennare. La famiglia Correr, parenti di Gregorio XII, e Ladislao di Napoli, sostenitore di Gregorio, e del suo predecessore, per ragioni politiche, usarono tutta la loro influenza per impedire l'incontro, ed oltretutto il timore di ciascun Papa di essere catturato dal partito del rivale facilitò le cose.
I cardinali di Gregorio XII mostrarono la loro insoddisfazione sul suo modo di procedere e diedero segno della loro intenzione di abbandonarlo. Il 4 maggio 1408, Gregorio XII riunì i suoi cardinali a Lucca, ordinandogli di non lasciare la città per alcun motivo, ed incrementò il suo seguito nominando quattro nuovi cardinali, di cui due suoi nipoti (Antonio Correr e Gabriele Condulmer, il futuro Eugenio IV) e due molto vicini a lui (Jacopo del Torso e Giovanni Dominici); tutto questo nonostante la promessa fatta al conclave che non ne avrebbe creati di nuovi. Sette di questi cardinali lasciarono Lucca in segreto e negoziarono con i cardinali di Benedetto, riguardo alla convocazione di un concilio generale, nel corso del quale i due Papi sarebbero stati deposti e uno nuovo eletto. Di conseguenza convocarono il Concilio di Pisa ed invitarono entrambi i pontefici ad esservi presenti. Né Gregorio XII, né Benedetto XIII si fecero vedere. Gregorio restò presso il suo leale e potente protettore, principe Carlo I Malatesta, che si recò a Pisa di persona, durante lo svolgimento del concilio, allo scopo di appoggiarlo presso i due gruppi di cardinali. Nel corso della quindicesima sessione, il 5 giugno 1409, il Concilio di Pisa depose i due pontefici come scismatici, eretici, spergiuri e scandalosi; più tardi verso la fine del mese elesse Alessandro V come nuovo papa.
Gregorio XII, che nel frattempo aveva ordinato altri dieci cardinali, tra cui anche il nipote Angelo Barbarigo (concistoro del 19 settembre 1408), aveva convocato un concilio rivale a Cividale del Friuli, nei pressi di Aquileia; sebbene pochi vescovi vi partecipassero, i cardinali di Gregorio dichiararono Benedetto XIII e Alessandro V scismatici, spergiuri e devastatori della Chiesa.
La situazione venne infine risolta con il Concilio di Costanza. Gregorio nominò Carlo I Malatesta e il cardinale Giovanni Dominici di Ragusa come suoi delegati. Il cardinale convocò il concilio e autorizzò i suoi atti di successione, preservando così le formule del primato papale. Quindi Malatesta, agendo in nome di Gregorio XII, pronunciò il 4 luglio 1415 la rinuncia all'ufficio di romano pontefice di Gregorio, che i cardinali accettarono, ma in base a precedenti accordi, accettarono anche di mantenere tutti i cardinali che questi aveva creato, dando così soddisfazione alla famiglia dei Correr, e nominando Gregorio vescovo di Frascati e legato pontificio ad Ancona. Il concilio mise inoltre da parte anche l'antipapa Giovanni XXIII (1415) succeduto ad Alessandro V e lo Scisma d'Occidente giunse a conclusione.
Gregorio spese il resto della sua vita, due anni, in una tranquilla oscurità ad Ancona. È sepolto nella cattedrale di Recanati; dopo di lui tutti i papi sono stati sepolti a Roma.
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