giovedì 16 febbraio 2017

Che cosa era il Vomitorium?


Anche se potrebbe sembrare una trovata della cultura pop, il Vomitorium si pensa fosse una stanza in cui gli antichi romani andavano a vomitare durante i loro lauti banchetti in modo da poter tornare al tavolo e continuare la festa ancora per un po'. Era un esempio lampante di ingordigia e di disprezzo, ed è un'idea che si fa strada anche nei testi moderni. Suzanne Collins, autrice della serie "The Hunger Games", per esempio, allude al Vomitorium quando i ricchi abitanti del Campidoglio - tutti con nomi latini come Flavia e Ottavia - ingoiano una bevanda che li fa vomitare alle feste in modo da poter ingoiare più calorie di quelle che i cittadini dei distretti circostanti vedrebbero in mesi.

Ma la vera storia dietro al Vomitorium è molto meno disgustosa. In realtà gli antichi romani amavano cibi e bevande. Neanche i più ricchi di essi avevano camere speciali per lo spurgo. Per i Romani i Vomitorium erano le entrate e le uscite degli stadi o dei teatri, così soprannominati da uno scrittore del V secolo a causa del modo in cui vomitavano le folle nelle strade.

"E' solo una specie di tropo (equivoco, spostamento di significato)", che gli antichi romani fossero tanto ricchi da permettersi rituali di abbuffate e di spurgo, ha detto Sarah Bond, assistente professore presso la University of Iowa.



Vomit. Vomitus. Vomitorium.


Lo scrittore romano Macrobio si riferisce per primo al Vomitorium nel suo "Saturnalia". L'aggettivo vomitus esisteva già in latino, ha detto la Bond a Live Science. Macrobio ha aggiunto "ORIUM" al fine di trasformarlo in un luogo, un gioco di parole comune nel latino antico. Si riferiva alle nicchie degli anfiteatri e al modo in cui la gente sembrava esplodere fuori da esse per riempire posti vuoti.

Ad un certo punto nel tardo 19° e 20° secolo, la gente si fece un'idea sbagliata dei Vomitorium. Sembra probabile che si sia trattato di un singolo errore linguistico: "vomitorium" suona come un luogo dove le persone andrebbero a vomitare, e c'era quel preesistente tropo sui Romani golosi.

Poeti e scrittori di formazione classica, in quel momento sarebbero stati esposti ad alcune fonti che dipingevano gli antichi Romani come il genere di persone che si metterebbero a vomitare solo per mangiare di più. Una fonte era Seneca, il filosofo stoico che visse dal 4 aC e il 65 dC, che ha dato l'impressione che i Romani fossero un gruppo emetico. In un passaggio, ha scritto che gli schiavi ripulivano il vomito degli ubriachi ai banchetti, e nella sua Lettera a Helvia, riassunse l'idea del Vomitorium succintamente ma metaforicamente, riferendosi a quello che aveva visto riguardo gli eccessi di Roma: "Hanno vomitato in modo da poter mangiare e mangiato in modo da poter vomitare".


Le feste romane

Un altro classico era l'opera satirica del primo secolo chiamato "Satyricon", in cui un odioso uomo ricco di nome Trimalcione organizza feste in cui serve piatti quali ghiri marinati nel miele e semi di papavero, un coniglio con delle ali attaccate in modo da sembrare Pegaso, e un enorme cinghiale circondato da maialini da latte, che gli ospiti potevano portare via come regali. (F. Scott Fitzgerald fu così ispirato da questa opera che aveva originariamente intitolato "Il grande Gatsby" "Trimalchio in West Egg").

Lo scrittore Aldous Huxley fu ugualmente ispirato, e nel suo romanzo "Antic Hay" del 1923 descrisse i Vomitorium come luoghi nei quali letteralmente si vomitava.

"Penso che l'idea abbia preso piede, probabilmente perché, per prima cosa, la parola è molto vicina a quella che già usiamo in termini di parola vomito, quindi era facilmente accessibile linguisticamente e poi, seconda cosa, è  in sintonia con una certa percezione culturale" diffusa soprattutto attraverso opere come il "Satyricon", ha detto la Bond.

Per quanto riguarda il "Satyricon", era una satira probabilmente esagerata. Seneca ha avuto anche  "la mano pesante riguardo il lusso", ha detto la Bond. Romani ricchi e poveri avevano  diete a base di cereali molto simili, ha detto Kristina Killgrove, antropologa presso la University of West Florida, che ha studiato le diete degli antichi Romani attraverso i marcatori molecolari che hanno lasciato nei loro denti. I ricchi mangiavano più grano; i poveri più miglio. I Romani ricchi avevano anche modo di mangiare più carne dei poveri.

I super-ricchi amavano anche le belle feste, però, dice la Killgrove. La cucina raffinata romana era un affare della comunità e avrebbe incluso intrattenimenti come ballerini e flautisti. A differenza degli antichi greci, i romani includevano le donne delle classi superiori, di modo che le manifestazioni erano affollate. Ricette storiche mostrano che i Romani avevano un debole per le presentazioni fantasiose del cibo, in particolare carni farcite all'interno di altre carni.

"Alla classe superiore romana sarebbero piaciuti i nuovi hamburger con formaggio e tacchino (Turducken)", ha detto la Killgrove a Live Science.

Ma probabilmente non avrebbero disdegnato neanche il tacchino ripieno di anatra ripiena di pollo.

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